Iglesias
| Dati Comune | |
|---|---|
| Superficie: | 207,63 km² |
| Abitanti: | 27.773 03-07-08 (fonte Istat) |
| Densità: | 133,6 ab./km² |
| Frazioni: | Barega, Bindua, Corongiu, Masua, Monte Agruxiau, Monteponi, Nebida, San Benedetto, San Giovanni Miniera, Tanì |
| Comuni contigui: | Buggerru, Carbonia, Domusnovas, Fluminimaggiore, Gonnesa, Musei, Narcao, Siliqua (CA), Vallermosa (CA), Villacidro (VS), Villama |
| CAP: | 09016 |
| Pref. telefonico: | 0781 |
| Codice ISTAT: | 107009 |
| Codice catasto: | E281 |
| Nome abitanti: | iglesienti |
| Santo patrono: | Santa Chiara |
| Giorno festivo: | 11 agosto |
Iglesias è una città di 27.744 abitanti, capoluogo, assieme a Carbonia, della provincia di Carbonia-Iglesias. E' situata a Sud-Ovest della Sardegna nel Sulcis-Iglesiente
Ambiente
Iglesias è una cittadina che per paesaggi e ambienti costituisce una delle parti più interessanti della Sardegna, purtroppo sconosciuta alla stragrande maggioranza dei visitatori ma anche a buona parte dei sardi.
Nella parte nord il Monte Marganai, L’Oridda e la zona dei laghi di Gennarta e di Monteponi, e le colline di S.Angelo e di Buoncammino e Is Lois ci portano in un fresco ambiente montano ricco di lecci, sughere, roverelle, carrubi, castagni, abitata da cinghiali, faine, gatti selvatici, cervi, pernici, tortore e dove si ossono vedere ancora volteggiare l’aquila e il falco reale.
A sud e ad est del centro abitato si apre la fertile pianura del Cixerri intensamente coltivata, mentre ad ovest il mare.
Dopo la spiaggia di Funtanamare, dalla costa di masua si può ammirare lo scoglio di Pan Di Zucchero.
A fronte di questi paesaggi naturali, l’uomo ha creato un diverso ambiente che sa di lavoro intenso come la miniera da cui venivano estratte le ricchezze del sottosuolo.
Storia
Dall’antichità piombo, argento e zinco hanno determinato il corso della sua storia sino a farne uno dei centri minerari più importanti d’Europa.
Il profilo della città si disegna a partire dal XIII secolo, sotto il dominio pisano.
Il centro storico di Iglesias, racchiuso entro le mura con 22 torri, si presenta come uno dei più ragguardevoli della Sardegna con le sue belle chiese, palazzi, vicoli caratteristici e la rocca salva terra.
Durante il dominio Pisano giunsero da tutte le parti avventurieri di ogni genere perchè godevano del diritto di asilo.
L’etimologia del nome (Villa di chiesa) secondo alcuni, infatti, deriva da tale diritto di asilo che la villa offriva ai nuovi arrivati (chiesa intesa come luogo d’asilo); secondo altri invece il nome sarebbe legato alle numerose chiese che in quel periodo sorsero sull’onda del notevole sviluppo che ebbe la città.
Certo è comunque che Iglesias divenne, dopo Cagliari, la città più importante dell’area centro-meridionale della Sardegna.
Il maggior splendore di Iglesias dopo la spartizione del giudicato di Cagliari, tra le più potenti famiglie pisane, venne data ai conti di Donoratio. Sotto il conte Ugolino della Gherardesca ed i suoi figli la città fu dotata di mura, di pregevoli costruzioni, di eleganti chiese; dall’alto la proteggeva il munito castello di Salvaterra. Era divisa nei quattro quartieri di SANTA CHIARA, di MEZZO, della FONTANA e del CASTELLO; ebbe un suo statuto, il famoso Breve di Villa Di Chiesa, nel quale erano raccolte non solo le disposizioni di statuti precedenti, ma una ampia serie di norme che miravano a disciplinare la vita di una popolazione composita e la gestione dell’attività mineraria.
All’avanguardia per i tempi erano previsti interventi sociali per i lavoratori delle miniere.
Una zecca coniava monete d’argento.
Quando nel giugno del 1323 l’esercito aragonese sbarcò in Sardegna, la prima meta fu propro Iglesias: iniziò un lungo assedio che si protrasse fino al 7 febbraio 1324 quando Iglesias si arrese per fame. La città divenne quindi aragonese e gran parte della sua popolazione vi rimase (contrariamente a quello che avvenne in altre città sarde) in quanto molti abitanti erano tecnici dell’attività mineraria; anche il nuovo signore riconobbe la validità dello statuto e lo conservò.
Per alcuni decenni la vita continuò a svolgersi normalmente con le miniere funzionanti quasi a pieno ritmo; nella seconda metà del 1300 le lotte che si svolsero nell’isola tra aragonesi e sardi, coinvolsero anche Iglesias che fu venduta per denaro al conte di Quirra.
Nel 1450, si riscattò del suo signore e riprese la sua libertà. La situazione locale e generale aveva bloccato le miniere e ogni tentativo di ripresa non produsse risultati positivi, dando l’avvio ad un decadimento progressivo della città.
La diocesi di Sulci, trasferita ad Iglesias (nome che solo ora sostituiva Villa di Chiesa) nel 1514 cessò di avere un vescovo proprio e nel 1648 fu unita a quella di Cagliari; solo nel 1748 riprese la sua autonomia.
Nonostante l’assenza di operazioni minerarie (bisogna riconoscere che i tentativi di ripresa da parte degli spagnoli non mancarono) una certa attività agricola sosteneva Iglesias. Un grave colpo si ebbe con la pestilenza del 1652/56. Bisogna aspettare la seconda metà del 700, quando ormai si era consolidato il dominio piemontese, per vedere, dopo una serie di tentativi non felici, come nel 1788, la riapertura delle miniere di Monteponi che peraltro furono richiuse nei primi decenni dell’800.
Solo nel 1850 grazie all’azione di gruppi industriali del continente le miniere di Monteponi ripresero ad operare. Una spinta operativa molto importante era stata da Carlo Baudi di Vesme, il quale non si interessò solo dei problemi comuni alle miniere, ma anche a quelli legati allo sviluppo sociale.
La situazione non doveva essere comunque cambiata se dopo la grande guerra scioperi e proteste si susseguirono tanto che l’11 maggio 1920 ad Iglesias, in uno scontro con le guardie regie sette minatori caddero e 21 rimasero feriti. Iglesias fu il centro di numerose lotte tra fascisti e anti fascisti: naturalmente i primi prevalsero e non pochi socialisti furono arrestati ed esiliati. Durante il periodo fascista con il rilancio delle miniere e la nascita del popolo di Carbonia la situazione economica della città ebbe un notevole miglioramento.
Archeologia
Il territorio è importante anche da un punto di vista archeologico e speleologico, poiché entro i suoi confini è praticamente documentata tutta la preistoria della Sardegna: neolitico antico a Corongiu e Mari , Pizz’e pudda; neolitico recente (cultura di Otzieri nel colle di Buon Cammino ad Iglesias).
Accanto alle testimonianze della preistoria il territorio ha restituito importanti testimonianze del periodo punico e romano. Andare ad Iglesias adesso significa immergersi in un patrimonio naturale e culturale di notevole interesse, dove i turisti non restano mai delusi. Interessanti da visitare Porto Flavia (Masua), il quale fu realizzato nel 1924 scavando la montagna per circa 600 metri. Oggi la galleria è visitabile in tutto il suo splendore e la sua bellezza.
Gastronomia
Assai importante è la cultura gastronomica di questo centro che comprende piatti tradizionali come “su mustacceddu de tomata”, simile alla pizza, l’agnello da latte con la fregola, le scaloppine all’iglesiente, l’agnello con uova e limone. Il vasto repertorio dei dolci comprende “pastiglias”, “marigosus”, “gueffus”, “pistoccus cun sa cappa”, “pani de saba”, “pabassinas”, “sa pippia cun s’ou” per la Pasqua, i croccantini e gli anicini.
Presso la cantina sociale di Iglesias si può acquistare Nuragus di cagliari; Monica di Ilgesis; Vermentino di Iglesias; Cixerri rosso, rosato e bianco secco; Carignano Del Sulcis- Pascale.

