Portoscuso
| Dati Comune | |
|---|---|
| Superficie: | 39,06 km² |
| Abitanti: | 5.361 31-12-04 |
| Densità: | 138,04 ab./km² |
| Frazioni: | Bruncuteula, Paringianu, Portovesme |
| Comuni contigui: | Carbonia, Gonnesa, San Giovanni Suergiu |
| CAP: | 09010 |
| Pref. telefonico: | 0781 |
| Codice ISTAT: | 107016 |
| Codice catasto: | G922 |
| Nome abitanti: | portoscusesi |
| Santo patrono: | Santa Maria d'Itria |
Portoscuso è un comune della provincia di Carbonia–Iglesias, compreso nella XIV comunità montana, conta 5392 abitanti, è situato nella regione storica Cixerri e fa parte della Diocesi di Iglesias.
Territorio
Confini a nord Portoscuso confina con il Mar Mediterraneo, a est con Gonnesa e Carbonia, a sud con S.Giovanni Suergiu e a ovest col mediterraneo.
Malgrado il vicino insediamento industriale ,la zona circostante l’abitato di Portoscuso conserva intatta l’ abbondante presenza di ginepri selvatici che la legge vuole protetti. S i tratta di un raro esempio di flora spontanea del Sulcis che unitamente ai pini di Portopino e Carloforte rappresentano forse quanto di più diffuso e prezioso esista in questa zona a livello di flora spontanea. Nelo steso territorio comunale di Portoscuso, verso la frazione di Paringianu, esistono delle zone umide dove diverse specie di volatili hanno trovato l’habitat ideale per la loro riproduzione. Non me no interessante partendo dalla torre settecentesca che sovrasta il paese, sono le coste che da una parte verso Portopaleddu ( ribattezzata Portopaglietto) e dall’altra verso Portovesme presentano ampi e bianchi arenili frequentati da migliaia di bagnanti e villeggianti. Sempre lungo la costa settentrionale interessante appare la litoranea verso Capo Altana, seguendo il tracciato della vecchia ferrovia della società monteponi.
Economia
Portoscuso è diventata una delle città più importanti del Sulcis negli anni 60/70 per l’insediamento dell’importante zona industriale di Portovesme, infatti , ciò consentì la riconversione occupativa delle migliaia di ex-minatori del Sulcis, disoccupati in seguito alla crisi del settore negli anni 50.
La produzione si è particolarmente sviluppata nel comparto alluminio, con alcune delle più moderne aziende europee, le cui esigenze energetiche hanno giustificato la costruzione della supercentrale termoelettrica Sulcis, che soddisfa ampia parte del fabbisogno della Sardegna meridionale. Purtroppo le generali difficoltà economiche di questi ultimi anni hanno pesantemente condizionato e ridimensionato lo sviluppo del centro.
Tra le altre attività economiche di Portoscuso, l’agricoltura ha una certa rilevanza, in particolare la cerealicoltura, l’orticoltura, la frutticoltura, l’olivicoltura; anche l’allevamento del bestiame ha il suo ruolo, si allevano bovini e suini, in misura minore ovini e caprini. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche l’attività industriale dei settori alimentari, dell’allevamento e della lavorazione del pesce, del legno e della metallurgia.
Vi operano 4 alberghi con 170 posti letto, il porto turistico con 140 posti barca, un’azienda agrituristica, e un ristorante a sostegno del nascente turismo.
Storia
Ben poco si sa degli antichi insediamenti della zona di Portoscuso.
Nel periodo prenuragico sono stati ritrovati dei reperti in regione “Crobettana” dove nel 1942 sono stati rinvenuti alcuni scheletri, qualche frammento di metallo e poche ceramiche.
Pochi anche i resti nuragici. Solo infatti i nuraghi di Crixionis e Attori rientrano nel territorio del comune di Portoscuso, anche se poco distante, in territorio di Gonnesa e per quanto più vicino a Portoscuso, si eleva il mastodontico villaggio nuragico di Serucci in buona parte ancora da esplorare e ricostruire.
Nel corso del XVII secolo il villaggio costruito attorno alla tonnata di Su Pranu, era protetto da una torre costiera per la difesa dagli attacchi dei corsari barbareschi e munito di un arsenale come base d’appoggio delle attività della tonnara. A volte fu teatro di guerre e frequenti furono le incursioni dei corsari. Nel 1660- racconta Vittorio Angius nel dizionario del Casalis- in Maggio sei galere molesche invasero la tonnara, bruciarono tutte le barche del servigio della pesca e le capanne degli Scabeccieri e salatori, presero i pesci della mattanza, e del salato che era in terra non lasciandovi più che 400 baliri. La peschiera non fu risparmiata; fortunatamente la gente di servigio potè sottrarsi alla fuga, e pochissimi furono sorpresi e condotti in servitù. Nonostante i pericoli che venivano dal mare e le ricorrenti epidemie di malaria, Portoscuso continuò a crescere; nel 1680 fu concesso in feudo ad Antonio Genoves con il titolo di barone. Rimase nelle mani dei Genoves fino alla loro estinzione, da quel momento fu considerato devoluto e i suoi abitanti non furono più costretti ad alcun vincolo; ormai il centro era abbastanza popoloso e nel 1821 fu incluso nella prov. Di Iglesias.
Quando nel 1848 le province furono abolite Portoscuso entrò a far parte della divisione amministrativa di Cagliari e nel 1859 dell’omonima ricostituita provincia, ma già nel 1853 era diventato comune autonomo.
Oltre che alla sua tonnara, il suo sviluppo fu sempre più legato al porto, che nel corso del secolo XIX divenne il punto di imbarco dei minerali delle miniere del Sulcis.
Fu collegato a Gonnesa da una moderna strada e da un tronco ferroviario.
Un ulteriore impulso Portoscuso lo ebbe nel 1914 quando la società elettrica sarda vi costruì la prima centrale elettrica a carbone che nel 1927 venne ceduta alla Monteponi.
Nel 1938 perse la propria autonomia e fu ridotto a frazione di Carbonia e negli stessi anni, in relazione allo sviluppo dell’estrazione del carbone, la sua popolazione passò da 1000 abitanti a quasi 2500. Nel 1946 riconquistò la propria autonomia e la crisi delle miniere non ne arrestò lo sviluppo: continua ad essere sede di numerose attività industriali ma soprattutto andava trasformandosi in importante centro di turismo balneare.
Servizi
Portoscuso è collegato da autolinee e tramite il porto agli altri centri della provincia. Dispone di pro loco, stazione dei carabinieri, medico, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo e scuole secondarie superiori (istituto tecnico industriale), sportello bancario. Possiede una biblioteca comunale.
Tradizioni popolari
L’attuale Parrocchiale della Madonna d’Itria, ha sostituito nel 1956 l’ormai fatiscente chiesa con la stessa intitolazione, forse costruita nel 1670, anno in cui cominciarono i registi parrocchiali, all’interno si conservano gli arredi della chiesa antica, fra i quali, oltre alle due grandi tele, che ornano le pareti laterali, merita attenzione il crocefisso che la tradizione vuole donato dai reali di Spagna, e la venerata immagine della madonna D’Itria, scultura in legno poligromo, settecentesca, di produzione genovese. La grande torre troncoconica che domina l’abitato, in vista del mare, era già costruita e funzionante alla fine del 500. fu restaurata ancora nel 1642, e successivamente utilizzata per tutto il 700 ( i documenti riportano un calcolo per un’altra riparazione nel 1777 ). Il complesso architettonico più interessante di portoscuso è costituito da Su Pranu, l’antica tonnara, con annessi i cantieri per la flottiglia dei barconi impiegati nella pesce del tonno e di cui alcuni ambienti conservano, negli archi a diaframma in laterizio e nelle aperture verso il mare, l’aspetto degli antichi cantieri navali spagnoli, come ancora che si conservano a Barcellona, e che sono spesso presenti nele vedute antiche delle città di mare. Il complesso di “Su Pranu”, nel cui cortile una meridiana riporta la data del 1680, comprende una cappella, già esistente nel 1630. principali feste religiose sono le sagre di Santa Maria d’Itria e di San Giovanni ma il recente sviluppo industriale ha ridimensionato le tradizioni folkloriche.

