A questo gioco al massacro, non ci sto

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Molte persone mi chiedono che ne penso della protesta del Movimento degli artigiani-pescatori-commercianti antiochensi, con annesso occupy del Municipio di Sant’Antioco e blocco del Ponte. La mia risposta è “Generica solidarietà, ci mancherebbe, ma i dubbi permangono…”. Noto tra i capiclaque, inquadrati e intervistati da telecamere cittadine e regionali, persone che hanno sempre vissuto da cicale, quando forse era il caso di pensare come formiche. Perchè non crei troppa empatia nei tuoi confronti se, dopo una vita a fare il crapulone, ora urli con la bava alla bocca maledicendo il cielo e Mario Monti. Gente che ha sempre vissuto in quella zona d’ombra fatta di furbizia burocratica e di omissione tributaria, che finchè c’era B. nessuno stava lì a fare i conti della serva. E subito dopo a confessare, seduto sghembo sui banchi di una delle quattro parrocchie di Sant’Antioco, che in qualche modo bisogna pur tirare avanti. Un Pater, un Ave, un Gloria e mi raccomando, non distrarti più figliolo. Ma queste come ben sapete, sono cose che non si dicono, si pensano e basta. Sopratutto in periodo elettorale. E allora provo a dirvele telepaticamente. Molte di quelle persone sono le stesse che hanno voluto e ottenuto la chiusura della Sardamag, ricordate? Troppo vicina al paese, troppo puzzolente, troppo ingombrante per poter solo pensare di rilanciare il turismo con quella bomba ecologica all’entrata di Sant’Antioco. Si, lo so. E’ una mia fissa, ma freudianamente è giustificata dal fatto che le cose accadute nell’adolescenza ti segnano nel profondo e poi, ancora, tutta quella bava alla bocca. Alcuni di quelli avevano le reti, le nasse, si poteva ancora fare lo strascico e lo volevano nei pressi della fabbrica di magnesio. Altri gia’ allora avevano il Suv – si chiamava genericamente Jeep – e non digerivano il fatto che la manutenzione alla Sardamag veniva fatta sempre dalla stessa ditta. Eusebio Baghino potrà pur fare qualcosa, no? Era il 1992 e Virginio Locci promise di fare di Sant’Antioco la perla del Mediterraneo: dovevamo vivere di turismo, ricordate?. Anche ai cani avrebbe raddrizzato le gambe, il podesta’. Sfilate, manifestazioni, invidia del posto fisso e “daje all’operaio”. E l’antiochense, allocco geneticamente, ci credette. Com’è finita lo ricordiamo tutti. Oggi ci sono le occupazioni del Municipio “concordate”. E la consegna delle fascie tricolori “simboliche”. Gesti che fanno realmente tremare il Sistema: si chiede al sindaco se, per cortesia, per favore, può mettere a disposizione l’Aula Consiliare, che siamo rimasti a bloccare le macchine al Ponte sino alle 2 di notte e le terga abbisognano di riposo. Maria’ passami le cozze. Ma gli operai dell’Alcoa mica hanno chiesto il visto o l’autografo a Diego della Valle prima di bloccare il pullman? E gli operai dell’Eurallumina, secondo voi, hanno allertato le telecamere per farsi inquadrare mentre i celerini li prendevano a manganellate in quel di Roma? E quegli stessi operai sapete che si son presi mille denunce per interruzione di pubblico esercizio quando sono andati a bloccare le piste dell’aeroporto di Cagliari? O pensate che Antonello Pirotto ha aspettato come fosse il messia l’arrivo di Angelo Cremone o di uno dei 23 sindaci del Sulcis per mandare affanculo chi pontifica con la pancia piena? O tempora, o mores. Altri tempi, probabilmente altri uomini, sicuramente modi diversi di gestire la disperazione. In una cosa, solo in una, ha ragione quell’assessore di Sant’Antioco capace di essere contemporaneamente soriano e cappellacciano, ambientalista e edificatore, Masaniello e De Gasperi. La colpa di quello che ci sta succedendo è di chi ci ha amministrato negli ultimi vent’anni. Lui compreso, per la piccola porzione che gli compete. uomonero Condividi su Facebook.
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